"Oi Azazeel, ma stai continuando ad andare in palestra?"
"No."
"Perchè?"
"... Ho perso fiducia in me stesso."
Silvio,
ma se davvero non vuoi andare in tribunale,
perchè non la smetti di commettere reati?
Semplificheresti la vita a tutti.
(Bondi, per lei in caso la riscrivo in endecasillabi così finalmente pubblica una poesia decente).
Se mi guardo indietro mi accorgo di non esser soddisfatto di nulla, fiero di ancor meno,
Avrei voluto far meglio, avrei potuto far di meglio e questo mi fa incazzare il triplo.
Se mi guardo indietro - AHIA!- Se ci si guarda indietro, dicevo, non si guarda dove si va e di solito ci si schianta su un muro.
Diciamocelo, delle cose insignificanti hanno segnato un epoca.
Per esempio, gli anni '90. Il simobolo degli anni '90? Ve lo dico io:
Le patatine.
Soprattutto le S,Carlo. Anzi, non proprio le patatine, ma le sorprese che ci mettevano dentro. Mi ricordo che la storia era sempre uguale:
- infilavi la mano nel pacco per prendere subito la sorpresa
-inspiegabilmente la sorpresa si posizionava SEMPRE sul fondo del pacchetto, perciò avevi due scelte
- o ravanavi come un forsennato - o con calma,mangiavi una dopo l'altra le patatine
- Dai, seriamente, qual era quel bambino che riusciva ad aspettare? Solo i cicciobomba potevan considerare le patatine più importanti del regalo!
-Dunque, dicevo, ravanavi e le mani si sporcavano in maniera indicibile di olio e di briciole
- Sentivi la plastica sotto le dita - "Evvai"- pensavi. Ma poi ti rendevi conto di quanto fossero scivolose le tue mani ed eri costretto a prendere il pacchettino in modi innaturali, tipo tra l'unghia dell'indice e il medio, un'operazione difficilissima che ogni volta ti faceva cascare qualche patatina e siccome eri piccolo non potevi dire neanche un "vaffanculo!" liberatorio, pena lo sganassone della mamma, che le patatine manco te le voleva comprare
-A tal proposito mia madre usava la scusa "sono fatte con l'olio di balena!". Mah.
- Prendevi finalmente 'sto pacchettino e felicissimo guardavi cos'era. Una stronzata, ma eri contentissimo.
- Se prendere la plastichina era difficile, aprirla risultava impossibile. Almeno con le mani. Allora ne prendevi un capo coi denti e l'altro fra le dita serrate e tiravi. Ma siccome la mano era scivolosa, spesso scappava e ti arrivavano certe pizze che non ti dico. Gli schiaffi peggiori della mia vita non me li ha dati mia madre nè una ragazza, me li son dati da solo come un pirla!
- "STRRRRAAAAP!!" Il pacchetto! Aperto! T'è saltato un dente, la plastica ti è rimasta in bocca e cominci a sputazzare tutto intorno, ma l'hai aperto!
- Cos'è? Cos'è? Ecco, io mi ricordo in particolare di una cosa gommosa che non so come definire, che era mollicia, appicicaticcia e a forma di mano. La lanciavi, ad esempio, contro un armadio tenendola per un estremo e quella si spiattellava e rimaneva adesa alla superficie per un pezzo. Per un bambino era un figata pazzesca! Il problema era che le mani, nel frattempo mica te l'eri lavate, quindi cominiciavi a maneggiarla e subito la insozzavi d'olio e briciole, che siccome 'sta cosa era tutta ricoperta da appiccicume non potevi toglier più manco con la fiamma ossidrica!
- Il risultato era che l'efficacia di questo giochino durava 3 minuti. Poi, ormai intrisa intimamente di schifezze, non funzionava più. Ma, da bambino testardo, continuavi a lanciarla contro il muro, sempre più forte. Così facevi un casino boia alle tre del pomeriggio (la quantità di rumore prodotto da un bambino è direttamente proporzionale alla stanchezza di un adulto, in un tempo finito t di massima probabilità di pennichella) e certe volte sporcavi anche il suddetto muro, col risultato che tua madre si incazzava come una faina e ti giurava che quelle schifezze non le avrebbe mai più comprate.
E poi un giorno, improvvisamente, sei troppo grande e insozzarti le mani con le patatine non ti interessa più. Quello è il vero segno del tempo che passa, altrochè....

Ho capito come morirà il gabibbo.
Morirà in diretta, durante una puntata di Paperissima, a causa della terribile deflagrazione delle gigantesche tette della valletta brasiliana.
Ho assistito alle mie prime operazioni.
Ora, potrei parlarvi della sensazione pazzesca che dà vedere il cuore battere proprio sotto le mani, o ancora dell'altra sensazione incredibile nel vedere aprire un fegato, o ancora di quanto mi sia sembrato figo vedere che in realtà la chirurgia non è ancora così mediata dall'uso di strumenti e cazzimme varie, nel senso che le mani si usano ancora parecchio.
Potrei parlarvi di tutto questo o raccontarvi di come filosoficamente non ti puoi render conto di quanto sia poca cosa l'uomo finchè non ne vedi uno sul letto operatorio, nudo, sedato, con le braccia che ciondolano prima di esser sistemate su supporti; l'immagine stessa della vulnerabilità.
Potrei dirvi tutto questo invece vi inquieterò dicendovi che non solo a me non fa nessuna sensazione vedere sangue e visceri, ma anzi vi confesso che l'odore che si sente quando si usa l'elettrobisturi per incidere i tessuti - odore praticamente identico all'odore di carne di bovino arrostita, solo più dolciastro e più forte- ecco, quell'odor lì a me mette una fame boia (ma non pensate che sia io particolarmente strano, parlando coi miei colleghi ho scoperto che quasi tutti i maschi abbiamo la stessa sensazione).
Prodigy - Narayan
"Allora papà, vedi che avevo ragione io, "eunuco" è un termine medico... Inoltre la definizione, oltre al deficit nei caratteri sessuali comprende anche alterazioni scheletriche..."
"Tipo?"
"La misura dell'ampiezza delle braccia, che normalmente è uguale all'altezza [come nell'uomo vitruviano di Leonardo, per intendersi], nell'eunuco è maggiore di 5 cm..."
Mia madre che lavava i piatti lì accanto, si volta, mi guarda a braccia allargate e commentadistrattamente "ma tu hai le braccia più lunghe dell'altezza..."
"Grazie mà, io parlo di difetti ormonali e tu mi dici cose del genere... sai sempre dire la parola giusta al momento giusto... Comunque, inoltre gli eunuchi hanno alterazioni della distribuzione pilifera, essendo praticamente glabri..."
E mia madre di nuovo, per rifarsi della gaffe, ma dicendo il vero stavolta: "Ah, no, tu, grazie al cielo, sei una palla di pelo..."
Certo che io poi non sono normale...
P.s. Si può sapere chi sei tu che praticamente ogni giorno, entri nell'altro mio blog e da lì arrivi per leggere queste pagine [se tra l'altro lo fai apposta per evitare di lasciare tracce, ti dico che è un metodo poco furbo; digitare direttamente l'http sarebbe molto meglio]? A me qualche sospetto sulla tua identità sta venendo, ma se avessi ragione, non comprenderei il motivo di tale interesse per le mie cazzate. Comunque libera di far ciò che vuoi...
L'altro giorno un mio collega voleva degli appunti da me.
"E' folle?"
Giusta domanda. Normale non è. Comunque gli ho dato i miei appunti, mica è un problema. Per me.
In ogni caso, dovevo prenderli a casa mia, perciò gli dico di seguirmi.
Arriviamo a casa. Poso la moto e vado a prendere gli appunti. Scendo e lui mi dice "mi fai vedere la tua auto?"
Gli faccio vedere la macchina. Ora dovete sapere che io ho una decapottabile due posti secca. Non vi dico modello e marca che non mi piace spiattellare i cazzacci miei sul net. Lui guarda l'auto, guarda la moto, guarda me, riguarda l'auto, riguarda la moto, mi fissa. Mi fa:
"Tu non me la conti giusta. Con un' auto così, una moto così, te... com'è che non ti si è mai visto con nessuna ragazza?!? Hai qualcosa che non va, forse?"
E la sua ragazza lì accanto "Magari non gli funziona!" E tutti giù a ridere.
Ora non è che io me la prendo (stronzi) però, insomma, un po' di tatto (stronzi) non guasterebbe! Senza rancore (stronzi).
Una donna che non sia una stupida, presto o tardi incontra un rottame umano e si prova a salvarlo.
Qualche volta ci riesce.
Ma una donna che non sia una stupida, presto o tardi trova un uomo sano e lo riduce a rottame.
Ci riesce sempre.
(Cesare Pavese)
Diario di un giorno di ordinaria follia.
L'altro giorno vado per prenotare un esame. Parlo con un prof. dopo una ragionevolmente lunga attesa (condita da bestemmie e insulti a qualunque oggetto e/o persona anche solo vagamente connesse all'università) e questi mi dice che il segretario sarebbe arrivato verso le 10.30. Guardo l'orologio. Segna le 8.30. Insulto a bassa voce Eva e tutta la sua discendenza ed esco.
Mi dirigo da Ricordi per ingannare l'attesa, ricordandomi di avere un buono che sarebbe scaduto tra un paio di settimane. Mentre posteggio la moto, mi piego per mettere la catena. Mi risollevo e becco una che mi guardava con la stessa espressione con cui si guarderebbe un calippo quando la temperatura sfiora i 50 gradi.
Era un cesso. Ovviamente. Mai un minimo di culo.
Poi mi viene in mente una cosa. Controllo se per caso, come al solito i miei jeans fossero talmente bassi da farmi fuoriuscire le chiappe mentre mi piego, non proprio un bello spettacolo, ammettiamolo. Magari avevo male interpretato l'occhiata.
No, i jeans sono giusti. Ne deduco la ragazza fosse un tantinello infoiata.
10.30: Torno al punto di partenza per la prenotazione. Trovo un gruppo di tirocinanti che aspettano. Tutte ragazze.
11.00: Penso "Ma perchè cazzo queste 3 da mezz'ora mi fissano?!?"
11.01: Mi rispondo da solo.
11.05: Riesco a prenotarmi, ho solo perso una mattinata. Università di merda.
11.06: Le tre mi fissano ancora. Guardo meglio. Non so chi tra le 3 sia la più brutta. Rinuncio velocemente a capirlo.
11.07: La mia autostima comunque è in crescita.
11.08: La mia autostima si trasforma in mania di onnipotenza. Decido che la prima ragazza bella che vedo non potrà mai e poi mai resistermi e che la possiederò pubblicamente in strada.
11.09: Penso che forse non è il caso.
11.10: Mi rendo conto che probabilmente mi arresterebbero.
11.15: A casa, studio. Mi rendo conto che studiare fa malissimo al mio equilibrio mentale.